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Draenor il Mondo Rosso
view post Posted on 13/12/2007, 15:42Quote
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Maggiore

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/12/2009, 19:49


Capitolo 1
Il principio della corruzione

Le luci ormai pallide del sole dominarono la vallata circondata dalle possenti montagne. L’enorme città che si stagliava al centro di essa era inondata di una luce cremisi che gettava lunghe ombre che si perdevano lontano; nessun rumore si udiva, tutto taceva. La città, protetta da una solida barricata, ospitava numerose capanne, edifici in pietra e strade biforcute. La maggior parte della gente era nella piazza principale, nell’alzatura più prominente della vallata, dove stava un basso e largo palazzo costruito sicuramente per i signori di quel luogo. Fiancheggiato da due torri di guardia, l’edificio presentava una pianta circolare, e i materiali usati, legno e pietra, erano levigati con estrema abilità. Oltre la porta principale c’era la folla, composta da strane creature dalla pelle verde, con corporature maestose, zanne lucenti che spuntavano dalle mascelle e occhi privi di pupilla. I vestiti che indossavano, come pure il loro comportamento, lasciava presumere che fossero dotati di intelligenza. C’erano anziani con indosso lunghe tuniche di colori scuri; donne con larghe e lunghe gonne; i giovani indossavano scarponi e pantaloni di cuoio, restando spesso e volentieri a torso nudo, per farsi vedere dalle giovani. Queste creature si facevano chiamare “orchi”, e delineavano una razza spirituale e orgogliosa di sè stessa.
Era facilmente comprensibile che tutti loro stessero aspettando qualcuno; in special modo i più adulti e gli anziani cercavano di mantenere il silenzio rimproverando i giovani. Tra di loro, però ce n’era uno che non aveva bisogno di nessun ammonito: era ansioso quanto i vecchi ad assistere al rito. Il suo nome era Gul’dan, un ragazzo che aveva passato una vita piena di ostacoli, e per questa ragione allontanato dai suoi coetanei. I suoi genitori persero la vita molto tempo addietro, quando era ancora un neonato, ma lui, quando fu abbastanza grande da capire che erano morti, non ne fu molto sorpreso. Anzi, abbozzò uno strano sorriso all’anziano che lo aveva accudito e raccontato la disgrazia. Raggiunta la maturità si era ritirato dalla vita comune, cercando ispirazione nella magia degli spiriti. Ricordava ancora con ardore la prima volta che si unì al pensiero dei defunti e di come potevano renderlo potente. Il suo continuo studio nella magia gli aveva trovato un posto tra i “rinnegati” della sua gente, ma solo i più giovani. Mentre pensava a tutto questo, Gul’dan si spostò una ciocca dei lunghi capelli color ebano per l’attesa che lo stava facendo sudare. Mancavano pochi minuti, forse secondi, all’apparizione dello sciamano.
Un lungo squillo mise a tacere tutti compresi i giovani. Il maestoso portone si aprì e ne uscì un orco possente, con capelli bianchi e venature ancora nere giovanili. Indossava una lunga tunica bianca, e teneva in mano un sacchetto e una brace scoppiettante. Nonostante l’età, lo sciamano non mostrava alcun segno della vecchiaia e si muoveva con una grazia che avrebbe messo invidia perfino alla damigella più bella. Costui era Ner’zhul, sciamano della città di Shadowmoon e capo indiscusso del popolo degli orchi. Il suo titolo era riservato solamente a orchi di grande potere e prestigio, e non era una carica ereditaria o in vendita; solo coloro che parlavano e convivevano con gli spiriti riuscendo a predirre il futuro erano i prescelti per tale titolo. Ogni clan degli orchi, così era diviso questo popolo, aveva un proprio sciamano, ma Ner’zhul da alcuni anni aveva compiuto opere benfiche che lo avevano portato oltre ai suoi compagni. L’orco avanzò deciso, e al suo passaggio la folla di allargava simultaneamente per farlo passare; si fermò al centro della piazza, dove era collocato un totem ricco di decorazioni e un focolare. Lo sciamano rovesciò la brace nel focolaio e in un paio di secondi un fuoco divampò lanciando lunghe fiammate verso il cielo; estrasse dal sacchetto alcune piccole ossa, e con l’aiuto della magia le fece alzare dal palmo della sua mano. Girando lentamente le mani e le dita affusolate, questi provocò un moto che mise in circolo le ossa, che vorticavano sempre più velocemente. Con un unico gesto fece ricadere le ossa nel focolare, che divampò ulteriormente e divenne blu, lasciando una scia di fumo che lo oscurò dalla folla. Ma solo pochi attimi dopo il fumo era scomparso scoprendo il capo con le braccia alzate e gli occhi concentrati nel fuoco. Era il momento giusto; gli spiriti stavano parlando solamente a lui. Gul’dan sentì il battito del proprio cuore accellerare follemente dall’eccitazione, sognando un giorno di raggiungere quei risultati. Dopo un paio di minuti, Ner’zhul spense il fuoco con un movimento delle dita e si rivolse alla folla eccitata e sull’orlo di esplodere dalla riverenza.
<gli spiriti hanno parlato. Passato, presente e futuro, mi dicono. Tutto ciò che era può essere tale solo se mantenuto dai discendenti, che mantengono puro l’ordine del mondo e le nostre vite. In questo grande e difficile compito a cui siamo soggetti fin dalla nascita siamo riusciti. Gli spiriti ci benedicono e ordinano una grande festa in loro onore!>
Le sue parole furono accolte da un boato collettivo. Il fatto che gli spiriti fossero in pace significava prosperità per il popolo, ed erano avvenimenti piuttosto rari. Lo sciamano tornò dentro l’edificio, senza notare la presenza di Gul’dan che invano cercò di raggiungerlo per parlargli. Quando la notte prese il posto del giorno, tutto era illuminato da fiaccole e torcie. L’intera città si era trasformata in un immensa parata e tutti si divertirono trangugiando carne e alcolici. Le giovani orchesse ballavano in cerchio e i giovani le seguivano affascinati, mentre un piccolo gruppo di adulti suonava con strumenti a percussione e a corde. Ner’zhul stava ai limiti del campo illuminato, per non farsi riconoscere e meditare in pace; la sicurezza mostrata poche ore prima era del tutto sparita, l’orco aveva un espressione preoccupata e ansiosa. “Davvero singolare questo evento” pensò tra sè e sè “gli spiriti prima mi dicono che l’ordine delle cose è perfetto, e solo poco dopo il rito hanno cambiato parere, avvertendomi di qualcosa che non è di questa natura. Eppure mai prima d’ora gli spiriti avevano dato avvertimenti così nefasti...” I suoi pensieri furono interrotti da un giovane orco:
<mio signore Ner’zhul...>
<ah, tu sei il giovane Gul’dan! Cosa posso fare per te?>
<vorrei parlarle in privato, potremmo allontanarci un poco?>
Con un cenno del capo il vecchio acconsentì e i due andarono dietro a un angolo dove i rumori della festa arrivavano pallidi alle loro orecchie. Il giovane era terribilmente agitato, e inizialmente balbettò, ma poi riuscì a parlare:
<mio signore, il mio desiderio più grande è diventare sciamano e avere padronanza delle arti magiche. Ho voluto chiedere a lei, perchè è da sempre il mio punto di riferimento e modello...>
<dovresti ben sapere la lunga via per diventare sciamano.>
<a dire il vero, non esattamente.>
<ingenuo da parte tua, ma sei giustificato. Per ottenere il mio titolo, è tuo dovere viaggiare per il Draenor, attraverso tutti i clan orcheschi, e ottenere dagli sciamani dei vari territori l’autorizzazione. Tutto questo ti comporterà delle prove, e la magia sarà la tua alleata più fidata. Ma dopo tutto questo potrebbe non bastare: infatti io, il più potente degli sciamani, metterei alla prova le tue capacità e vedere se effettivamente possiedi il dono che gli spiriti riservano solo a pochi di noi.>
<ma allora sarebbe tutta fatica sprecata!>
<non con te, giovane. Ho visto come ti comporti rispetto ai tuoi coetanei; la tua riservatezza e interesse alla magia non è ormai così comune. Tempo fa, ogni orco avrebbe sognato quello che sogni tu, ma decenni di prosperità hanno dimenticato le nostre origini più remote. Non che questo sia un male: noi sciamani conserviamo il contatto con gli spiriti e ci sarà sempre qualcuno a comunicare con loro per il popolo, o si finirà inevitabilmente alla distruzione. Sono passati anni dall’ultima volta che ho avuto un allievo, e tu mi sembreresti il più adatto per ricominciare.>
L’orco, a quelle parole, resistette all’impulso di saltare dalla gioia, e si limitò a un largo sorriso...
<sciamano, vi ringrazio. Avete dato un senso alla mia vita così monotona e spenta; la magia è parte della mia vita, lo sento. Domani partirò immediatamente per gli altri clan, e otterrò le autorizzazioni per poter diventare uno sciamano!>
Gul’dan continuò a ringraziare l’anziano che prese commiato da lui. La distrazione era durata solo alcuni minuti, ma il ritorno ai suoi pensieri lo portarono nella sua dimora, mentre ancora la festa continuava.

Sembrava impossibile, eppure si era compiuta. Avrebbe dovuto ottenere le autorizzazioni dagli sciamani, ma avere la certezza che il più potente, il capo del suo popolo, lo avrebbe istruito, lo elettrizzava! Gul’dan si sentì finalmente partecipe del suo destino. Guardò con disprezzo la gente che ballava in piazza, senza nessuno brama di potere come l’aveva lui. Lo hanno sempre deriso, ma il giorno della sua riscatta si avvicinava, e avrebbe mostrato al suo popolo di essere degno di entrare nella storia! L’orco sparì nell’oscurità degli alloggiamenti, pronto a partire.

Ner’zhul era nella stanza delle visioni: rispetto alle altre stanze dell’edificio, era molto più spartana... si trattava di una piccola saletta circolare non più alta di tre metri, al cui muro erano appesi talismani di vario genere e teschi di orchi e animali. Al centro vi era un tappeto di striature rosse e arance su cui stava seduto il vecchio. Si stava rilassando per poter meglio interrogare gli spiriti, quando tutto intorno a lui scomparve rimanendo in uno scenario buio e cupo. L’orco si spaventò: la visione poteva essere solo un effetto allucinogeno o pura realtà; sembrò proprio questa seconda possibilità, perchè i suoi sensi non percepirono le mura dell’edificio e della stanza in cui era seduto. Si alzò e scrutò finchè la vista glielo permetteva, ma niente faceva presumere che fosse una visione data dagli spiriti. Ad un tratto tremò, per l’apparizione di un’energia potentissima. Alla sua sinistra vide una fiebile luce lontana che si stava avvicinando ingrandendosi sempre più; solo a una certa distanza si accore se che luce era una creatura, sconosciuta e mai vista. I passi di essa rimbombavano come un immensa cascata sul granito e si tappò le orecchie per frenare quel suono. La figura si fermò davanti a lui, inondandolo della sua energia. Alto oltre tre metri, aveva gambe sottili e all’altezza del torace la sua corporatura era visibilmente più grande. Un armatura rosso petalo ricopriva il busto e le spalle, mentre le braccia possenti erano libere cariche di potenza. Il volto era sottile, lupesco: la bocca presentava piccoli denti acuminati e oltre i bulbi oculari neri come l’universo partivano due lunghe orecchie a punta. Dalla schiena partivano due ali immense e rosse cremisi come tutta la sua pelle. Inizialmento Ner’zhul provò disgusto per la creatura, ma pochi attimi dopo quasi la ammirava dalla perfezione che emanava. La figura alata chinò la testa e lo guardò, parlando con una voce che perfino i morti avrebbero temuto:
<sciamano, se sei stato convocato qui è per una causa di grande onore. Sappi che il mio nome è Kil’jaeden...>
<causa? Di che stai parlando?> chiese l’orco, sentendo le proprie energie calare rapidamente.
<ho osservato il tuo popolo, ma in esso non ho trovato il suo vero destino; siete gente fiera e orgogliosa, forte e portata al combattimento. Hai mai pensato che è proprio l’arte della guerra il vostro destino? Ti farò vedere qualcosa che ti convincerà...>
Con un gesto del braccio, il buio attorno a loro sparì e si trovarono in una terra pianeggiante e verde; l’orco vide, ai piedi di alcune colline un folto gruppo di suoi simili, ma mai come li aveva visti finora: erano armati di grandi ascie e scudi a punta, con armature grigie che riflettevano la luce debole del sole. Erano agitati, colti da una frenesia omicida, ma nessuno di loro si muoveva. Ner’zhul seguì il loro sguardo e vide una fortezza in pietra alcune centinaia di metri più avanti, da cui si intravedevano numerosi soldati di una razza che non conosceva. Un urlo echeggiò e gli orchi partirono alla carica, in centinaia e centinaia; la battaglia che ne seguì fu orripilante, con gli orchi che travolsero i difensori come un maremoto fa con una capanna di paglia. In pochi minuti l’atto era compiuto: niente della fortezza era rimasto, solo macerie e cadaveri, su cui gli orchi alzavano le armi in segno di vittoria. La nausea prese il sopravvento, ma lo sciamano compì l’errore di guardare la creatura cremisi, e ad un tratto provò soddisfazione e sete di sangue a quella vista. La visione sparì e rimasero di nuovo lui e il mostro, che riprese a parlare:
<tutto ciò che ti ho mostrato è un esempio della potenza che TU riusciresti a scatenare. Un esercito inarrestabile, capeggiato da maghi sapienti e potenti, dove tutto ciò che passa sotto i vostri piedi è morte e terra bruciata. Se tu lo desideri, il tuo popolo entrerebbe a far parte della Legione Infuocata, l’armata sotto i miei ordini, e uccidere i vivi in nome del mio glorioso padrone: Archimonde.>
Quando sentì il nome del padrone, Ner’zhul cadde in ginocchio e si sentì umile e debole al cospetto di costui e del suo titolo. Eppure, nonostante questo, gli spiriti lo avvertivano che un patto con esso lo avrebbe condotto alla più atroce delle morti, e non solo lui ma anche il suo popolo. Non ebbe in tempo di ritrarsi, perchè il demone poggiò una mano sulla sua fronte corrompendo la sua anima; in lui fu forgiato un nuovo spirito, senza pietà e solo affamato di sangue e potere; sentì fluire nuove energie che mai avrebbe potuto avere e capì che il suo destino era giunto. I suoi occhi privi di pupilla lampeggiarono rossi e striature color sangue apparvero nelle sue orbite, mutandolo completamente. Si inginocchiò al cospetto della creatura, dicendo:
<mio signore Kil’jaeden, ti offro la mia vita e anche di più. Dimmi in che consiste il mio compito nel mondo!>
<grazie alla nuova magia che ti ho donato, potrai trasformare il tuo popolo in una macchina bellica invincibile. Fallo per il tuo padrone e per la Legione Infuocata!>

Capitolo 2
Coming soon...
 
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